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Non conosco molto bene la sua scrittura, quella di Chiara Gamberale, ho letto “Tutti i colori della vita” un libro per bambini, adatto a far riflettere i grandi; a me è piaciuto e affascinato.
Così un giorno, tra i miei vari giri alla Feltrinelli mi trovo davanti, per caso Le luci nelle case degli altri, decido di comprarlo. 
La lettura inizia lentamente, forse distratta da altro, ma ad un certo punto, non vi dico quando, il libro mi inghiotte, mi prende e mi travolge e la lettura si fa scorrevole, coinvolgente e affamata di conoscere cosa succederà nella pagina successiva. 
La storia del libro è attuale, i personaggi potrebbero esser esistiti davvero. Così la protagonista, Mandorla, si trova a stretto contatto con cinque diversi tipi di famiglie: quella unipersonale della zitella Tina Polidoro; quella gay di Michelangelo e Paolo; quella basata sulla convivenza di Lorenzo e Lidia; quella giovane e con figlio unico di Samuele e Caterina, con il piccolo Lars; e infine quella tradizionale dell’Ingegner Barilla, con la moglie Carmela e i due figli Giulia e Matteo.
Vi racconto le mie impressioni, questo libro mi è piaciuto per questi motivi:
• Mi piace l’idea di prendere coraggio dalle cose, spesso noi tutti ci affidiamo agli oggetti e vorremmo acquisire delle caratteristiche tecniche e intrinseche dell’oggetto in questione. Almeno a me capita, dalle caratteristiche innate degli animali alle caratteristiche più profonde degli oggetti inanimati.
• Butta giù qualche stereotipo di famiglia felice, di principesse in attesa del principe azzurro. Chi ha detto che le ragazze, le donne, attendono il principe azzurro che le prenda in sposa, chi ha deciso che una donna per essere felice deve sposarsi o può essere felice solo con una relazione amoroso. Queste sono solo convenzioni sociali
Ammirare qualcuno o prendere ad esempio il lato migliore di ciascuna persona con cui siamo più o meno a stretto contatto. Quante volte abbiamo sospirato “Brava!Io non sarei mai riuscita a farlo”, “Brava!Io non sarei mai riuscita a dirlo”. Chi non prende ad esempio qualcuno che si comporta come noi non faremmo mai ma che a noi piacerebbe comportarci?
• L’identità della protagonista, Mandorla, tormentata dalla voglia, curoisità e dal sentimento di scoprire l’identità del padre , è come se la perdesse lei, più passa il tempo in cui non sa chi è suo padre e più perde la sua identità, smette persino di essere una ragazza, e si sente inappropriata e a disagio con gli ADME. Crede che gli altri “sono” e basta, invece lei cerca di capire chi è .
Quando non trovi una tua identità, o quando cause di forza maggiore la nascondo, finisci per impossessarti di quella degli altri, di qualcuno che ammiri o di qualcuno che ti fa stare bene. Niente è sbagliato in quel momento, perché stai bene come non sei mai stata, credi di aver trovato te stessa. Ma non ti rendi conto che così non è perché ti sei impossessata di quella identità che credi perfetta ma che perfetta non è, per il semplice fatto che scegliendo lei hai rinunciato alla tua a ciò che veramente sei, perché stai somigliando a qualcun altro.
Questi sono i punti su cui il libro, attraverso la sua storia, mi ha fatto riflettere maggiormente, questo è quello che ho colto dalla mia lettura. 
Se lo consiglio? Certo!